La mostra ha portato quindi a conclusione una lunga esplorazione, disegnando una mappa che si chiude negli spazi dell’ex Ospedale Testi, un luogo di grande bellezza e valore, sia storico che simbolico, restituito temporaneamente alla comunità accogliendo nelle sue stanze le due mostre fotografiche (e i due libri d’artista) di Michele Buda e Marco Zanella, a cui si è affiancata un’installazione sonora composta dalle registrazioni audio di Giovanni Lami presso la chiesa del pio Suffragio.
“Sul confine” è il titolo di una campagna fotografica che Michele Buda ha portato avanti a Cotignola dai primi mesi del 2021, e che si orienta a partire da un’esplorazione lungo i confini territoriali del paese e del tratto cotignolese del fiume Senio.
Questo torrente che nasce in Toscana, attraversa la Romagna e sfocia nel Reno fu, per centoquarantacinque giorni, tra il novembre 1944 e l’aprile 1945, linea di demarcazione che separò e oppose due eserciti: alleati da un parte, nazifascisti dall’altra, che schiacciarono e assediarono il piccolo paese della bassa Romagna riducendolo infine a un cumulo di macerie.
Ma il fiume Senio non è solo un luogo della memoria, ma anche un segno reale nel paesaggio e nella sua conformazione e trasformazione: i suoi argini sono pensili e rappresentano l’unico punto rialzato nel panorama di pianura da cui è possibile allargare lo sguardo a volo d’uccello.
Intorno e a fianco di questo tracciato, come si vede dalle mappe, il paese di Cotignola è cresciuto in due direzioni opposte e complementari: verso Lugo lo sviluppo industriale, in direzione Faenza, dove il Senio incrocia il suo corso con il canale Emiliano-Romagnolo, le campagne, le aree naturalistiche e le zone tutelate e protette.
L’indagine fotografica di Michele Buda interessa il tessuto rurale, urbano e sociale del comune attraverso uno sguardo che non si limita perciò solo al paesaggio, e porterà alla produzione di circa ottanta fotografie realizzate in un arco temporale di quasi un anno che andranno ad arricchire il patrimonio del Museo civico Luigi Varoli.
Il progetto prevede infine la pubblicazione di un libro e di una mostra che saranno presentati e aperti il prossimo autunno con un’anticipazione, laboratorio e incontro con l’autore, previsto a luglio.
Il progetto si è aggiudicato il “Bando Strategia Fotografia 2020”, promosso e sostenuto dalla Direzione generale Creatività contemporanea del Ministero della Cultura e destinato alla valorizzazione della fotografia e della cultura fotografica italiana.
Se la residenza di Michele Buda è partita all’inizio del 2021, quella del fotografo Marco Zanella era già in essere da oltre un anno e si è ramificata in più direzioni.
“Facce” è uno dei suoi progetti pensati per il Museo Varoli (che ha fatto parte della prima edizione di “Prospettive. Visioni nella città tra memoria e futuro” una rete – sostenuta dalla Regione Emilia-Romagna).
La maschera e il volto i due mondi, estremi e vicini, entrati in cortocircuito, sovrapposti e stratificati; intorno a questo incontro si è orientata la prima parte di questo progetto fotografico: qualcosa che ha ancora a che fare con l’esplorare l’identità di un luogo, per quanto incerta, imprendibile e pericolosa possa risultare questa parola. Una mappa scritta sulle facce delle persone.
E dalle grandi teste di cartapesta che raffigurano perdigiorno e personaggi noti a tutto il paese, passando per i volti del museo in legno e ceramica, fino ai ritratti di cotignolesi d’oggi, realizzati nel corso degli ultimi due anni, il fotografo appartenente al collettivo Cesura, ha cercato e fatto affiorare risonanze, storie, mancanze e fantasmi di un paese.
Luoghi, persone e cose. Animali e paesaggi. Una specie di selvatichezza resistente.
Uno sguardo e indagine sul presente che finisce inevitabilmente per occuparsi di memoria, rilanciandola, e prendendosene cura. Portandola nel futuro. E una documentazione visiva e antropologica che diventa perciò, non solo testimonianza di nuovi punti di vista e modi di vedere, ma vera e propria trasformazione possibile, bellezza riscoperta e ferita aperta.
“Scalandrè” è il titolo conclusivo della campagna lunga oltre due anni, nonchè del volume edito da Cesura Publish, di Marco Zanella, commissionata dal Comune con il fine di documentare la vita, i luoghi e le trasformazioni della piccola città della campagna romagnola, e che l’hanno portata ad essere, da paese quasi cancellato dalle mappe dopo la seconda guerra mondiale, a una delle realtà più energiche e vitali della nuova civiltà contadina
La mappa sonora creata da Giovanni Lami è un vero e proprio archivio destinato ai posteri fatto di rumori e suoni ambientali registrati in vari luoghi e punti di Cotignola.
Tutto nasce da una domanda e intuizione, che si precisano poi in una commissione: come e cosa sentiremmo oggi se esistessero registrazioni di cinquant’anni fa? Che effetto avrebbero su di noi? Cosa ci racconterebbero? Quali emozioni proveremmo?
Può una mappa sonora, al pari di un archivio visivo, restituire le trasformazioni e i cambiamenti di un luogo? Può trattenere e delineare un paesaggio, ovvero qualcosa che è sempre frutto di una relazione complicata tra uomo e natura? E come restituisce questo dialogo, ora felice, ora drammatico, sempre frutto di fratture e compromessi?
Questa esplorazione e ascolto sul presente, che lo dilata entrando nelle profondità di questo mistero, espandendolo e chiedendoci attenzione, forse si rivolge principalmente al futuro al quale consegna, come enigmatici messaggi nella bottiglia, una serie di tracce che rappresentano un panorama immersivo e sconosciuto, a cui non sempre prestiamo il giusto ascolto, così abituati a un pervasivo e assoluto inquinamento sonoro che investe e corrompe gran parte dei nostri momenti, giornate e movimenti.
Il nostro udito è uno di quei sensi che non possiamo chiudere o sospendere mai, eppure, fatta eccezione per alcuni momenti di tensione o paura, in cui tutto questo si amplifica enormemente e sensibilmente, non ci affidiamo ad esso in maniera così rilevante per decifrare il mondo intorno a noi.
A partire da registrazioni effettuate nel paesaggio antropico con modalità e tecniche diverse, da microfoni d’ambiente (gli uccelli, il vento, le voci e le risate dei bambini dentro a un laboratorio della scuola, un cantiere edile) a microfoni radio che catturano piccoli suoni particolari fino a renderli macroscopici (lo scoccare di una freccia o il tendersi della corda di un arco, il rumore di un pallone o dei passi sull’erba durante una partita di calcio), Giovanni Lami ci restituisce un paesaggio sonoro fatto di più piani e profondità.