Ven 16.30-18.30 - Sab e festivi 10.00-12.00 / 15.30-18.30

Il Museo

Museo Civico Luigi Varoli

La tipologia delle collezioni del Museo Civico Luigi Varoli di Cotignola, nate e costituitesi intorno alla donazione Anna Cortesi Varoli – cuore pulsante delle raccolte – si snoda attraverso più sedi, sezioni e differenti percorsi, intrecci e ramificazioni che rispondono allo sguardo curioso e mobile che ha caratterizzato vita e opere dell’artista cotignolese Luigi Varoli (1889-1958). Disegnatore, pittore, scultore, musicista, maestro per adulti e bambini, conservatore, collezionista e uomo “Giusto”.

Un fare urgente e quotidiano il suo, imprescindibile dall’artigianalità e da un mestiere inteso come dialogo costante tra sapere tecnico e sperimentazione, il tutto filtrato da un bizzarro e rapito approccio, quasi animista, nei confronti di cose e materiali; ricchezza trattenuta e custodita gelosamente dai due luoghi, nonché sedi del Museo, che ne conservano memoria, visioni e lavoro: Palazzo Sforza, il cui percorso si snoda su tre piani fra Pinacoteca, Sala Archeologica e una sezione dedicata alla Cotignola del Rinascimento, e Casa Varoli, recentemente ampliata e rinnovata dove si trovano la wunderkammer del ‘Professore’, una sezione intitolata ai Giusti fra le Nazioni cotignolesi e una parte della numerosa collezione di arte contemporanea del Comune di Cotignola costituitasi nel tempo grazie a donazioni ed acquisizioni, mostre e residenze artistiche.

Questo percorso ramificato nella storia – e nelle storie – si completa con la visita alla Scuola Arti e Mestieri che si configura come sezione didattica e “scuola di quasi arte” del Museo (via Cairoli 6) e infine alla chiesa conventuale di San Francesco dove si possono ammirare alcune opere dei fratelli Zaganelli (1450-1532) e di Girolamo Marchesi (1480-1550), importanti pittori capaci di creare una scuola cotignolese tra 1400 e 1500.

Il Museo civico Luigi Varoli offre inoltre percorsi di scoperta a cielo aperto costituiti da opere pubbliche, monumenti e i numerosi murales del progetto Dal Museo al Paesaggio che a partire dal 2016 popolano i muri del centro e delle periferie del Paese.

Biografia

La vita di Luigi Varoli

Luigi Varoli nasce a Cotignola il 23 settembre 1889 e scompare il 25 settembre 1958. È pittore, scultore, musicista, educatore e maestro d’arte per adulti e bambini.
Disegna, dipinge, scolpisce il legno e la pietra, plasma l’argilla e la cartapesta, lavora il ferro, con un’attenzione rapita e quasi animista verso la materia e le cose. Con sguardo terrigno che si impasta a un fare sempre urgente e si risolve in grande velocità d’esecuzione. Con energia esplosiva e segno vibrante, sia che dipinga, disegni o plasmi la materia.

Dopo aver frequentato la scuola di disegno dei Visani a Lugo, si iscrive nel 1914 all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, dove studia sotto la guida di Vittorio Guaccimanni. Nel 1920 si diploma all’Accademia di Bologna e due anni più tardi ottiene la licenza dei corsi superiori di pittura a Roma. In mezzo, la Grande Guerra. 

Nel 1922 torna a Cotignola, dove rimarrà per il resto della sua vita, in un rapporto quasi simbiotico con il paese e il territorio, con la sua dimensione magica e popolare, come attestano le meravigliose e commoventi maschere in cartapesta modellate per la festa della Segavecchia.
Nel 1931, a dimostrazione dell’ecletticità e della curiosità dei suoi interessi in campo artistico, si diploma contrabbassista presso la Regia Accademia Filarmonica di Bologna.

Nell’occasione di una lezione futurista tenuta a Cotignola nel 1932, avviene l’incontro con Fortunato Depero, che mostrerà apprezzamento per il suo ingegno plastico e per il suo “cuore esplosivo”. L’aspetto multiforme che lo caratterizza sembra trovare una certa corrispondenza nel fare giocoso del Mago di Rovereto, seppur attraverso altre vie.

Nel corso della sua vita, Varoli espone in varie mostre provinciali e nazionali, ottenendo riconoscimenti. Partecipa al Salone degli Indipendenti di Parigi, ma l’attenzione critica nei confronti del suo lavoro resta flebile, se non del tutto latitante. Causa, il suo confinamento nella città natale. Fa eccezione Raffaele De Grada, che gli dedica una corposa monografia. 

Con la rivista E’ Val, tuttavia, dà vita a un’esperienza unica e all’avanguardia nella didattica dell’arte che riconosce, in netto anticipo sui tempi, piena dignità e autonomia di linguaggio al disegno spontaneo infantile. Il riconoscimento del disegno come pratica di scoperta, crescita ed emancipazione trova consenso anche a livello nazionale. La sua lezione è assunta a modello di riferimento per la scuola gentiliana.
Avvia laboratori di ceramica a Roma e in molte città romagnole. Per una vita dirige la Scuola di Arti e Mestieri a Cotignola e nel 1949 ottiene la cattedra per l’insegnamento di figura e anatomia al Liceo Artistico di Ravenna.   Fa parte di giurie in concorsi regionali e nazionali, ma soprattutto forma una fitta schiera di artisti romagnoli nati dentro e cresciuti intorno al suo cenacolo, al suo studio e alla sua scuola, da Umberto Folli a Ettore Panighi, da Gaetano Giangrandi a Giulio Ruffini, da Olga Settembrini a Primo Costa, e poi Savini, Baruzzi, Gordini, Bartolotti, Ghinassi, Magnani, Guerrini… solo per citarne alcuni. 

Da ricordare l’accoglienza nella sua casa del giovane Mattia Moreni, un passaggio artistico e insieme umano. E l’amicizia col pittore lughese suo coetaneo, Giulio Avveduti.

Pur se iscritto al partito fascista, Varoli è un uomo di fede repubblicana e, dopo l’armistizio del 1943, ospita in casa propria e protegge ebrei ricercati e in fuga dai nazi-fascisti. Un’azione di grande valore umano per la quale, nel 2002, ottiene il riconoscimento di “Giusto tra le Nazioni” dallo Stato di Israele. 
Col passaggio del fronte durante la seconda guerra mondiale, la sua città è rasa al suolo. Varoli raccoglie frammenti architettonici e decorativi dagli edifici che hanno fatto la storia e li inserisce dentro e fuori la sua abitazione, facendone un luogo intriso di antiche memorie.

Artista poliedrico, imprevedibile e anarchico, spazia tra invenzione, sperimentalismo e mestiere, resta ancorato alla tradizione figurativa, ma la innerva di fiammate informali e dense pennellate carnose, quasi da “ultimo naturalista”, alternate a un non finito che è la sua cifra stilistica e fa dei suoi soggetti più ricorrenti – volti e corpi, disegnati, dipinti e scolpiti – immagini dense di forza ed energia, potenti, profonde, intime, tremanti e vive. Una scuola di sentimenti, di affetti e di sguardi.

La moglie Anna Cortesi, a seguito della morte dell’artista, ha donato casa-studio, opere, oggetti e arredi al Comune di Cotignola, che nel 1991 ha inaugurato il Museo Varoli al primo piano di Palazzo Sforza.

23 settembre 1889

Nasce Luigi Varoli

1904

Il giovane Luigi inizia a lavorare presso la fornace Drei e muove i primi passi nella pratica del disegno e della decorazione

1914-1915

risulta iscritto all’Accademia di Belle Arti di Ravenna

Novembre 1918

Viene chiamato alle armi e parte per il fronte

1920

Ottiene la licenza per l’insegnamento e parte per Roma dove segue il “Corso libero superiore di Pittura” presso il Regio Istituto Superiore di Belle Arti

1922-1923

Inizia ad insegnare presso la Scuola Arti e Mestieri

1931

Si diploma in contrabbasso alla Regia Accademia Filarmonica di Bologna

Ottobre 1932

Incontra Fortunato Depero

1939

Varoli ospita Mattia Moreni allora ricercato per attività antifasciste

Autunno 1943

Arrivano le prime famiglie ebree in fuga dalle persecuzioni nazifasciste, Vittorio Zanzi e Luigi Varoli - con la complicità delle mogli e della cittadinanza cotignolese - costituiscono la rete di solidarietà che salverà ben 41 ebrei dalle deportazioni verso i campi di sterminio

1949

Viene nominato professore di Figura presso il Liceo Artistico di Ravenna

25 settembre 1958

Luigi Varoli scompare

1991

Anna Cortesi Varoli dona tutta l’eredità artistica del marito al Comune di Cotignola: nasce il Museo civico Luigi Varoli

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