Ven 16.30-18.30 - Sab e festivi 10.00-12.00 / 15.30-18.30

La pinacoteca e la cartapesta

La pinacoteca e la cartapesta

Nella pinacoteca dedicata a Varoli, inaugurata al primo piano del museo negli anni ’90, sono esposte le opere del maestro: i popolari e inquieti mascheroni in cartapesta fatti per la sagra della Segavecchia e raffiguranti personaggi cotignolesi catturati in un periodo di grande povertà – quello dell’immediato dopoguerra – la ritrattistica (grafica, pittorica e scultorea), i nudini, gli autoritratti e altri piccoli quadri intimi e felici nel gesto impetuoso e quasi stenografico del pittore che li abbozza velocemente e cattura, con pennellata infuocata e spadaccina fino a scuoterli e farli vibrare.

 

Nella pinacoteca dedicata a Varoli, inaugurata al primo piano del museo negli anni ’90, sono esposte le opere del maestro: i popolari e inquieti mascheroni in cartapesta fatti per la sagra della Segavecchia e raffiguranti personaggi cotignolesi catturati in un periodo di grande povertà – quello dell’immediato dopoguerra – la ritrattistica (grafica, pittorica e scultorea), i nudini, gli autoritratti e altri piccoli quadri intimi e felici nel gesto impetuoso e quasi stenografico del pittore che li abbozza velocemente e cattura, con pennellata infuocata e spadaccina fino a scuoterli e farli vibrare.

Dopo i primi anni come “venturiero” e i legami con Boldrino e Alberico da Barbiano – artefice con buone probabilità del soprannome “Sforza” – Muzio si mette a servizio delle più disparate fazioni su tutto il territorio italiano. Condottiero abile e scaltro, ma altrettanto lungimirante negli affari matrimoniali e familiari. Oltre alle proprie unioni, combinerà nozze vantaggiose per sottoposti, parenti vicini e lontani, figli e addirittura per Lucia da Torsciano, genitrice della maggior parte della sua discendenza.

Una figura complessa e affascinante, mercenario scorbutico e stratega sagace che diverrà talmente noto per il suo nomignolo che tutti i suoi eredi lo adotteranno come cognome – a partire da Francesco, figlio illegittimo, che nel 1450 divenne Duca di Milano.
Il capitolo del progenitore Sforza si chiude nel 1424 durante un assedio a L’Aquila operato da Braccio da Montone, sua storica nemesi, con l’annegamento nel fiume Pescara.

Ad oggi le sue ultime tracce a Cotignola sono costituite da alcune porzioni della casa natale, contenitori del Museo e di Casa Varoli.

L’edificio dunque, in seguito noto come ‘Palazzo Sforza’, aveva funzione di nobile abitazione con dipendenze affiancate e disposte nelle immediate vicinanze come venne documentato negli acquerelli di Romolo Liverani, realizzati nella prima metà dell’Ottocento.
Fu poi sottoposto a un generale intervento di recupero nel 1894-1897 e al termine dei lavori fu dichiarato Monumento Nazionale per l’Arte e la Storia, ma ciò non valse a risparmiarlo dalla distruzione provocata dai bombardamenti del 1944 e 1945. Il palazzo fu sventrato, il tetto e i piani crollarono completamente, rimasero solo alcune parti dei muri perimetrali. L’edificio fu poi ricostruito nel 1961, su progetto dell’architetto Carlo Visani di Lugo, nel rispetto delle forme originali, con gli archi gotici e le finiture in cotto che un tempo lo caratterizzavano.

Attualmente le sale al piano terra sono adibite a mostre temporanee e alla sezione sulla Cotignola del Rinascimento, al primo piano sono allestite la Pinacoteca dedicata a Luigi Varoli e la Sala Archeologica. Di quest’ultima fanno parte anche le steli funerarie di epoca romana conservate nel cortile che affaccia su via Matteotti.

La sezione archeologica

Un piccolo scrigno di reperti e frammenti, tra epoca romana e medioevo

La pinacoteca e la cartapesta

L’eredità artistica di Luigi Varoli, maestro del Novecento

Cotignola nel Rinascimento

La nuova sezione dedicata alle maestranze cotignolesi tra XV e XVI secolo

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